mercoledì 5 dicembre 2018

L'impressionismo in musica


Come i pittori impressionisti privilegiano la luce, i musicisti portano la loro attenzione sul timbro, il “colore” degli strumenti.

 Nell'impressionismo in musica il timbro diventa per questi compositori l'elemento più importante della composizione, attraverso il quale esprimere impressioni e suggestioni.


 Le tecniche di strumentazione utilizzate sono molto raffinate e gli strumenti sono spinti agli estremi limiti della loro estensione. Le sonorità dell'orchestra così ottenute sono leggere, sfumate e trasparenti. La dinamica non raggiunge quasi mai il forte, ma in genere va dal mezzoforte al pianissimo.

 L'armonia (cioè gli accordi utilizzati) non segue le regole tradizionali, ma è molto innovativa e crea un effetto di sospensione.

 Le melodie usano spesso scale antiche, di tradizione medievale, o ispirate all'Oriente come la scala pentafonica (di cinque suoni) e la scala esatonale (di sei suoni).

Le atmosfere delle composizioni appaiono così sognanti, vaghe e indeterminate.

L'impressionismo musicale nasce a Parigi e si afferma fra il 1870 e il 1920.

Il fondatore del genere fu Claude Debussy, che fu considerato dopo Richard Wagner il “padre” della musica moderna. Debussy e Maurice Ravel sono generalmente considerati i due maggiori impressionisti.
Tra gli italiani sono da ricordare invece Ottorino Respighi ed Alfredo Casella.
L'impressionismo in musica rifiuta quindi le forme tradizionali della musica classica, come la sonata, la sinfonia, e il concerto, affidandosi piuttosto a pezzi praticamente brevissimi.

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