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Dodecafonia, la musica all'avanguardia




La dodecafonia (anche detta musica seriale) è un modo di scrivere musica utilizzando dodici suoni invece che con sette, i quali hanno tutti lo stesso valore e non c'è nessuna gerarchia tra le note.
Questa particolare caratteristica è da collegare allo sterminio degli ebrei, infatti nella musica si toglie la dignità delle note.
Frammento da un brano di A. Schoenberg
Tutti i suoni che figurano in un brano di Bach, Haydn, Mozart o Beethoven possono essere riferiti, più o meno direttamente, alle sette note che formano la scala da cui la tonalità prende nome, per esempio Do maggiore, Re minore ecc. Nella dodecafonia, invece, il principio organizzatore non è più una tonalità, ma tutte le dodici note (corrispondenti a tutti i tasti bianchi e neri del pianoforte) comprese in un’ottava.

 Uno degli ostacoli principali alla diffusione del metodo di Schoenberg, così come di altre tendenze dell’arte moderna (“arte degenerata”), sono i regimi fascista e nazista. Numerosi compositori sono costretti a espatriare negli Stati Uniti.


La prima composizione basata sul metodo dodecafonico fu l'opera 23 di Arnold Schoenberg (lo studio n.5), un breve brano per pianoforte solo.

 Tra gli esponenti di rilievo della dodecafonia troviamo Alban Berg ed Anton Webern.

Lévi-Strauss sostiene che la musica seriale non è un linguaggio di comunicazione, in quanto priva di un “livello di articolazione” primario, ossia di una grammatica che stabilisca una serie di regole per il compositore e di aspettative per l’ascoltatore.
Umberto Eco invece afferma: “Il musicista sceglie una costellazione di suoni da relazionare in modi molteplici, egli rompe l’ordine banale della probabilità tonale e istituisce un certo disordine che, rispetto all’ordine di partenza, è altissimo.”


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