martedì 11 dicembre 2018

Aria natalizia: Lo Schiaccianoci


E' tempo di Natale, ed è ora di addobbare l'albero!
La decorazione che non può mancare? Uno schiaccianoci, ovviamente. Divenuto simbolo del Natale, il soldato tedesco in legno da sempre è uno degli ornamenti più richiesti e collezionati.

Vi chiederete: "Che cosa c'entra uno schiaccianoci con la musica?".
Esiste un balletto classico dal titolo "Lo schiaccianoci", con musiche di Pëtr Il'ič Čajkovskij, il quale seguì minuziosamente le indicazioni del coreografo Marius Petipa e, in seguito, quelle del suo successore Lev Ivanov.
Il balletto fu commissionato dal direttore dei Teatri Imperiali Russi e la storia deriva dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di E. T. A. Hoffmann  nella versione edulcorata di Alexandre Dumas padre, Storia di uno schiaccianoci.

La trama, narra la storia del sogno di Clara (o, secondo le versioni predominanti di Masha, diminutivo russo di Maria). È la sera della vigilia di Natale; fra i regali che la bambina trova sotto l`albero c’è uno schiaccianoci a forma di soldatino, che animandosi danzerà con lei, sconfiggendo l`esercito dei topi e guidandola nel castello dei dolci. Tra i momenti più celebrati di questo balletto tardo-romanico, la scena dei fiocchi di neve e le danze di divertissement, ispirate alle danze tradizionali spagnole, arabe, cinesi e russe.

"Lo schiaccianoci", in due atti e tre quadri, si sviluppa attraverso tre motivi narrativi in un crescendo spettacolare che culmina in un momento di supremo romanticismo con l’apoteosi dell’amore e delle nozze

E' una tra le più popolari composizioni della tradizione russa.
Le musiche appartengono infatti alla tradizione romantica e contengono alcuni tra i più memorabili brani d'essa.
Quello che colpisce della musica di Čajkovskij è uno strano strumento che si sente ogni tanto, soprattutto nella Danza della Fata Confetto, cioè la celesta.



 Strumento a tastiera simile al pianoforte, ma dove i martelletti colpiscono delle lamelle di metallo sospese, venne scoperto da Čajkovskij a Parigi poco tempo prima, e volle assolutamente portarlo in Russia. Anzi, aveva paura che qualche musicista russo lo usasse prima di lui.


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